L’obiettivo del presente intervento è stato il recupero e restauro dei dipinti, per restituirne la leggibilità e garantirne la corretta conservazione nel tempo.
La metodologia ha seguito i principi della conservazione, nel rispetto della materia e della storia dell’opera.
La scopritura (descialbo) delle pitture cinquecentesche è iniziata nel mese di gennaio 2023.
Il delicato intervento ha rimosso tre strati di tinteggio differenti, molto adesi tra loro e a loro volta alla superficie originale.
Gli strati sono stati rimossi per mezzo meccanico, tramite bisturi e martelline, e ultimato con la strumentazione laser EOS QS (in modalità QS), là dove non era possibile intervenire con i mezzi meccanici.
Molte stuccature sopra livello, eseguite in interventi precedenti, sono state abbassate o rimosse (quelle non più idonee).
I distacchi dell’intonaco e dell’intonachino sono stati consolidati per riaderirli al supporto, tramite iniezioni di malta a base di calci naturali e inerti.
La maggiore problematica riscontrata riguardava la pulitura della superficie, che appariva molto disomogenea a seconda dei piani.
Alcune porzioni risultavano molto annerite là dove il protettivo mineralizzato aveva inglobato e compattato lo sporco; altre invece presentavano macchie giallo-brune dovute a sostanze penetrate negli strati d’intonaco.
Per la pulitura si è proceduto con mezzi chimico-fisici, mediante impacchi differenziati in base alle caratteristiche della superficie, alternando reagenti e soluzioni acquose.
La superficie, dopo la pulitura, è stata consolidata dove necessario con nanocalci, per le loro caratteristiche di compatibilità, buona resa e stabilità.
Tutte le lacune sono state risarcite con una malta di grassello di calce e sabbia per l’arriccio, e grassello di calce, polvere di marmo e pigmento (terra di Siena) per l’intonachino.
L’intervento di restituzione estetica del ciclo pittorico ha risarcito le abrasioni della pittura con un ritocco sotto tono, mediante pigmenti e caseinato di ammonio.
I quattro piani di volte dipinte, allo stato del ritrovamento, erano alquanto compromessi sia esteticamente sia a livello conservativo, soprattutto in relazione della collocazione: su scala, pianerottolo piccolo o pianerottolo grande. Numerose erano le abrasioni della pittura e dell’intonaco, grandi lacune stuccate, fessure e fratture strutturali, distacchi dell’intonaco dal supporto murario, macchie gialle ed annerimento superficiale causato da un materiale organico (ormai mineralizzato) con depositi coerenti.
Il problema principale quindi riguardava la diversa presentazione estetica, che alterava la percezione della decorazione. Sui pianerottoli più ampi delle scale (vicino a dove sono ubicate le finestre su via del Leone) e parte delle scale la superficie si presentava omogeneamente molto annerita, da uno strato di materia organica e depositi coerenti, mineralizzati e poco solubili. Sui pianerottoli più piccoli e parte delle scale, invece la superficie non mostrava questo ingrigimento ma piuttosto macchie gialle e sporadiche macchie di nerofumo (non omogenee) (Figg.24-26). Un’ipotesi riguardo questa differenza, potrebbe essere imputata ad un sistema di illuminazione differente, per cui: dove erano presenti le finestre non vi erano sistemi di illuminazione, mentre nel passaggio sul pianerottolo più stretto e privo di finestre erano posizionate delle lanterne ad olio che hanno provocato i suddetti fenomeni. Resta comunque verosimile che il prodotto organico, applicato su tutta la superficie delle volte dipinte, si sia alterato differentemente per una diversa interazione con l’ambiente, in quanto si ritrova il medesimo fenomeno più o meno evidente, su tutti i piani.