trattandosi di elementi lapidei di composizione materica simile ed esposti ai medesimi tipi di degrado e condizioni ambientali, si scelse la stessa metodologia d’intervento di restauro per la maggior parte degli elementi da restaurare, nonostante questa scelta e come lo marca la prassi in ogni singolo caso si realizzarono dei test di pulitura per capire le tempistiche di posa degli impacchi, tutto in concomitanza e previo accordo con la Direzione dei Lavori (D.L.). Ogni fase dell’intervento prima, durante e dopo sono state documentate fotograficamente sia in modo generale sia nei particolari, proseguendo con la verifica della stabilità delle vecchie integrazioni, stuccature o elementi non perfettamente stabili e rimozione di quelle a rischio di caduta, rimozione dei depositi superficiali incoerenti mediante spolveratura della superficie con l’utilizzo di pennelli a setole morbide e aspirapolvere; trattamento degli elementi in metallo tramite spazzolatura degli elementi, applicazione di soluzione alcoolica al 3% di acido tannico e applicazione di film protettivo di paraloid al 15%; prove di pulitura della superficie tramite il lavaggio con acqua demineralizzata e spazzole a setole morbide, applicazione di impacco con acqua demineralizzata supportata da arbocel 80% e sepiolite 20%, applicazione di impacco di carbonato d’ammonio in soluzione acquosa al 15% supportato da arbocel 80% e sepiolite 20%, tutti e due gli impacchi a diversi tempi di posa da 30’, 60’, 120’ e 240’, seguiti da un accurato risciacquo con acqua demineralizzata, dimostrandosi i più adatti per il grado di pulitura richiesto quelli di 120’ e 240’ con impacchi di carbonato d’ammonio al 15%. Rimozione degli schizzi di cera presenti sul piano orizzontale della mensa degli altari, base e piedistalli delle colonne e sul terzo inferiore delle lesene dei confessionali, anche presenti su queste zone schizzi di bitume, probabilmente prodotto dal rifacimento in passato del tetto della chiesa; i primi sono stati rimossi meccanicamente con aiuto del bisturi e poi con tamponi imbevuti d’acquaragia mentre i secondi tramite tamponi imbevuti d’alcool benzilico. Incollaggio e consolidamento strutturale degli elementi poco stabili o fratturati tramite l’utilizzo di resina epossidica bicomponente EPO 121, mentre per il fissaggio delle volute di uno dei confessionali è stata adoperata la resina monocomponente P9 della mapei. Stuccatura della superficie, della giuntura tra i diversi elementi costitutivi, fratture e fessure, adoperando malta a base di grassello di calce e sabbia (proporzione 1:2) per le stuccature di profondità, mentre per quelle di finitura malta a base di grassello di calce e polvere di marmo bianco paglierino (proporzione 1:2). Ripresa estetica delle scritte presenti sugli altari e sulle lapidi adoperando caseinato d’ammonio e pigmenti naturali, reintegrazione cromatica del finto oro sui trigrammi dell’acroterio terminale degli altari, tramite oro di MICA e gomma arabica; adeguamento cromatico delle nuove stuccature tramite latte di calce e pigmenti naturali. Applicazione di cera protettiva sulle superfici lapidee adoperando cera FATA lucidata con panno di cotone
gli apparati decorativi come sono altari in marmo bianco e policromo, portali interni, confessionali in marmo intarsiato e corredi lapidei, tra i quali acquasantiere, lapidi e monumenti commemorativi, presentano uno stato di conservazione cattivo, rivelandosi diversi tipi di degrado sulle diverse superfici lapidee come: mancanze, deposito superficiale coerente ed incoerente, concrezione calcarea, degradazione differenziale, alterazioni cromatiche, disgregazione, fratturazioni, fessurazioni e macchie